Poi all'improvviso me la sento addosso, gelida, melmosa, turbinosa, pungente, con un orrendo odore di muffa e fanghiglia. Sprofondo travolto dalla massa fangosa nel turbinio dei furiosi flutti e perdo il senso dell'orientamento, ne sono travolto. Mi sveglio di soprassalto come se non respirassi da almeno un paio di minuti in apnea, fino all'asfissia. Il cuore mi batte all'impazzata, i muscoli sono dolenti, rigidi, come se avessi avuto dei crampi.
Rivivo spesso quest'incubo di notte da un paio d'anni. Un sogno minaccioso e tremendo. Una arcaica e paralizzante paura. Penso alla crisi economica, al futuro dell'Italia, di me e della mia famiglia, dei miei cari, dei miei amici e conoscenti. Mi assale una malinconia deprimente quando trovo e associo delle similitudini, una consonanza, un'analogia tra il mio incubo e una premonizione di quello che potrebbe capitare a questo paese tra qualche anno. E penso che magari tra qualche tempo non esista più l'Italia ingoiata tra una cieca irrazionalità auto distruttrice e una devastante indifferenza di chi non si sente toccato da una simile sciagura perché economicamente autonomo. Mi auguro sinceramente che tutto ciò non possa mai accadere. Anche se l'incuranza, l'indolenza, il cieco e strafottente individualismo dei molti, l'incoscienza e l'irresponsabilità collettiva é simile alla tranquillità dei bagnanti che nel mio sogno ignari continuano a sostare sulla spiaggia, a giocare con le racchette, i ragazzi che si rincorrono sul bagnasciuga, le solite lucertole oleate immobili ad abbronzarsi, i tanti seduti sulla sabbia a chiacchierare e a prendere il sole, i nonni con i nipotini sotto gli ombrelloni, le signore ben curate e massaggiate sui lettini a completare un cruciverba mentre la fine avanza inesorabilmente, silenziosa, nel frastuono quotidiano degli astanti.
