"Quello che il mondo intero definisce come patrimonio
dell'umanità si riferisce alle immense ricchezze storiche, artistiche,
archeologiche che si trovano sul suolo italiano quantificato a oltre il 50% del patrimonio totale del globo, un lascito storico antico e
moderno ricchissimo, da parte di tanti uomini semplici e illustri antenati che hanno conosciuto la
sofferenza e l'umiliazione di non essere un popolo. Erano popolo diviso in
centinaia di piccoli stati, ducati, contee, signorie alla mercé di invasioni
dolorose e violente di ogni razza e malgrado tutto hanno creato, costruito e custodito con amore e
sentimento idee lungimiranti e meravigliose, opere immortali, come vero faro
della civiltà umana. Hanno sofferto e sognato un futuro radioso in una patria, chiamandola
Italia. Questo patrimonio e queste idee hanno creato opere di architettura,
opere d'ingegno, arte, cultura, letteratura e scienza, di inestimabile valore e
che si trovano su una terra meravigliosa ed unica sotto tutti i punti di vista,
un tempo immaginato e chiamato da ogni popolo europeo con amorevole passione con l'appellativo mitologico di "Arcadia",
un luogo, un archetipo, un paradiso perfetto, terra della bellezza, della poesia, della
musica, delle arti, della contemplazione estetica... oggi disgraziatamente deturpata
con la loro immonda presenza, abitata e devastata, da un' accozzaglia di
gentaglia malata da un patologico istinto di morte paragonabile ad un cimitero
abusivo. Peggiori di coleriche e pestifere colonie di immondi ratti che saccheggiano e
distruggono come bande di nuovi barbari, ogni cosa li circondi, ispirati solo da un demenziale e purulento individualismo,
incapaci di pensare altro che se stessi, poveri miserabili comparse, affetti e malati da un patologico disturbo bipolare e
per questo qualsiasi cosa che incontrano o che abbia un briciolo di storia o
bellezza lo devono distruggere per una miserabile considerazione che hanno di
se stessi e del profitto. Dal
nord al sud, questi individui chiamati italiani da un insignificante pezzo
di carta, sono meritevoli solo di vivere nelle loro discariche abusive, nei
loro liquami e andrebbero seppelliti sotto le colate di cemento che producono a
profusione ogni anno divorando milioni di ettari di bellezza paesaggistica e
storica. Voglio esprimere tutto il mio disgusto e disprezzo verso costoro, indegni di avere una cittadinanza, una nazionalità, un'appartenenza civile
e che odio e disprezzo profondamente. Mi auguro
ogni giorno che vivo che qualcuno (qualsiasi essere umano purché non appartenga
alle bande di questi umanoidi ) si renda conto che questo immenso patrimonio lo
stanno distruggendo, che vada urgentemente salvaguardato per conservarlo e tramandarlo
alle future e meritevoli generazioni della terra, che vada tolto con la forza
se necessario, sequestrato, espropriato dall'azione distruttiva e debosciata di
questi umanoidi indegni di calpestare questa terra chiamata Italia."
Agenda Italia, il sistema paese.
domenica 30 giugno 2013
martedì 18 giugno 2013
È la necessità che motiva l'individuo
Dal 2008 viviamo in uno stato di recessione economica permanente. Da allora nulla è cambiato. Sono succeduti tre governi, due papi, il costo della vita è aumentato in media del 27%, il potere d'acquisto è sceso proporzionalmente al rincaro, il debito pubblico è aumentato a 2.022.700 € ( circa 30.000.00€ di debito pro capite per ogni italiano). La pressione fiscale è salita del 24% fino a toccare record europei di prelievo netto del 63% su qualsiasi attività economica. Accise, imu, iva, tares, inps, equitalia, fanno il resto. Tasse e salassi tutte al rialzo dopo la "cura" del bocconiano professor Monti. Carburanti in salita libera fino a toccare l'estate scorsa quota 2€ al litro la verde. Dal 2008 ad oggi ci sono stati una media di 15.000 suicidi (tutti i dati forniti sono presi dal sito ISTAT) per varie ragioni, tra cui quelli per ragioni economiche. La disoccupazione giovanile ha toccato quota 40% sul totale della popolazione sotto i 40 anni. L'immigrazione in netta ripresa dal 2008 al 2013 sono immigrati nei paesi europei ed extraeuropei circa 1.500.000 di italiani in gran parte giovani, mentre abbiamo "incassato" circa 2.700.000 di immigrati nuovi europei ed extraeuropei, clandestini compresi, per calcolo approssimativo. Un quadro da recessione in tempo di guerra. Eppure non s'è alzato un filo di protesta significativa a parte qualche raro gesto folle isolato o i soliti scioperi di routine dei sindacati e il clamoroso boom nelle ultime elezioni del M5S, ora in fase di sgonfiamento. Conclusioni? Mah! Che dire? Non saprei...Se non il serpeggiare di un atroce sospetto per una semplice deduzione logica. Non esiste ancora, se non per un numero molto inferiore, un reale stato di necessità che spinga la maggioranza degli italiani a scendere in piazza a ribaltare il tavolo o a rivendicare un banale diritto alla normalità a 360 gradi, oppure a rivendicare la fine di tanto spreco e malgoverno. Nulla di tutto ciò. Il popolo tace, mugusga su lagna, piagnucola e malvolentieri sopporta. Questo significa che il limite o la soglia di dolore non é prossima è ancora alta, lontana perchè ogni italiano in cuor suo ha qualcosa da difendere o da nascondere ciecamente, fino al punto che dimentica che siede su una nave su cui tutta la classe medio bassa é seduta e guardandosi le scarpe medita sul significato del termine collettività e appartenenza. Insomma ognuno pensa al proprio giardino e in esso ha accumulato le risorse per la sopravvivenza. E solo così si capisce come abbiamo fatto a creare il terzo debito pubblico più grande del mondo. Ricordate? Circa 30.000,000 € pro capite di debito...
venerdì 24 maggio 2013
L'indifferenza è cugina dell'incoscenza.
Prima che arrivi abbattendosi sulla terraferma, l'acqua del mare dal limite della battigia, si ritira notevolmente lasciandola scoperta per decine di metri, come se il mare avesse tirato le coperte all'improvviso lasciando scoperto il bagnasciuga. Si intravede il fondo, per parecchi metri dove prima c'era l'acqua e con esso sono visibili centinaia di gusci di vari frutti di mare: conchiglie vuote, detriti, sabbia grossolana, pezzi di materiale indefinito tra rami e sassi. Una visione insolita che lascia attoniti. Si percepisce una strana atmosfera, un silenzio innaturale. Il frastuono di fondo, il vento, gli uccelli, svaniscono. Una quiete silenziosa simile ad un respiro trattenuto e prolungato. All'improvviso si intravede una non chiara definizione dell'orizzonte ed uno strano movimento. Non si capisce bene cosa stia accadendo li di fronte a noi, silenziosamente sulla linea orizzontale del nostro campo visivo. E' un maremoto, uno tzunami che avanza travolgendo ogni cosa che incrocia la sua traiettoria. Sembra che volino barche, boe, onde, gabbiani e schiuma. Avanza inesorabilmente per infrangersi spaventosamente verso la sua meta: la spiaggia allungata, la terra ferma dove io sosto e passeggio. Vorrei urlare qualcosa ma non emetto nessun suono. Mi sforzo mi brucia la gola ma non succede nulla. Sono paralizzato dal terrore, immobile, rigido, completamente percorso da brividi a pelle d'oca. Arriva così vicino fino a non farmi più percepire l'orizzonte ma un muro d'acqua torbida e scura, alta almeno una decina di, metri. Non vedo più il sole, é calata la luce.
Poi all'improvviso me la sento addosso, gelida, melmosa, turbinosa, pungente, con un orrendo odore di muffa e fanghiglia. Sprofondo travolto dalla massa fangosa nel turbinio dei furiosi flutti e perdo il senso dell'orientamento, ne sono travolto. Mi sveglio di soprassalto come se non respirassi da almeno un paio di minuti in apnea, fino all'asfissia. Il cuore mi batte all'impazzata, i muscoli sono dolenti, rigidi, come se avessi avuto dei crampi.
Rivivo spesso quest'incubo di notte da un paio d'anni. Un sogno minaccioso e tremendo. Una arcaica e paralizzante paura. Penso alla crisi economica, al futuro dell'Italia, di me e della mia famiglia, dei miei cari, dei miei amici e conoscenti. Mi assale una malinconia deprimente quando trovo e associo delle similitudini, una consonanza, un'analogia tra il mio incubo e una premonizione di quello che potrebbe capitare a questo paese tra qualche anno. E penso che magari tra qualche tempo non esista più l'Italia ingoiata tra una cieca irrazionalità auto distruttrice e una devastante indifferenza di chi non si sente toccato da una simile sciagura perché economicamente autonomo. Mi auguro sinceramente che tutto ciò non possa mai accadere. Anche se l'incuranza, l'indolenza, il cieco e strafottente individualismo dei molti, l'incoscienza e l'irresponsabilità collettiva é simile alla tranquillità dei bagnanti che nel mio sogno ignari continuano a sostare sulla spiaggia, a giocare con le racchette, i ragazzi che si rincorrono sul bagnasciuga, le solite lucertole oleate immobili ad abbronzarsi, i tanti seduti sulla sabbia a chiacchierare e a prendere il sole, i nonni con i nipotini sotto gli ombrelloni, le signore ben curate e massaggiate sui lettini a completare un cruciverba mentre la fine avanza inesorabilmente, silenziosa, nel frastuono quotidiano degli astanti.
Poi all'improvviso me la sento addosso, gelida, melmosa, turbinosa, pungente, con un orrendo odore di muffa e fanghiglia. Sprofondo travolto dalla massa fangosa nel turbinio dei furiosi flutti e perdo il senso dell'orientamento, ne sono travolto. Mi sveglio di soprassalto come se non respirassi da almeno un paio di minuti in apnea, fino all'asfissia. Il cuore mi batte all'impazzata, i muscoli sono dolenti, rigidi, come se avessi avuto dei crampi.
Rivivo spesso quest'incubo di notte da un paio d'anni. Un sogno minaccioso e tremendo. Una arcaica e paralizzante paura. Penso alla crisi economica, al futuro dell'Italia, di me e della mia famiglia, dei miei cari, dei miei amici e conoscenti. Mi assale una malinconia deprimente quando trovo e associo delle similitudini, una consonanza, un'analogia tra il mio incubo e una premonizione di quello che potrebbe capitare a questo paese tra qualche anno. E penso che magari tra qualche tempo non esista più l'Italia ingoiata tra una cieca irrazionalità auto distruttrice e una devastante indifferenza di chi non si sente toccato da una simile sciagura perché economicamente autonomo. Mi auguro sinceramente che tutto ciò non possa mai accadere. Anche se l'incuranza, l'indolenza, il cieco e strafottente individualismo dei molti, l'incoscienza e l'irresponsabilità collettiva é simile alla tranquillità dei bagnanti che nel mio sogno ignari continuano a sostare sulla spiaggia, a giocare con le racchette, i ragazzi che si rincorrono sul bagnasciuga, le solite lucertole oleate immobili ad abbronzarsi, i tanti seduti sulla sabbia a chiacchierare e a prendere il sole, i nonni con i nipotini sotto gli ombrelloni, le signore ben curate e massaggiate sui lettini a completare un cruciverba mentre la fine avanza inesorabilmente, silenziosa, nel frastuono quotidiano degli astanti.
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