Dal 2008 viviamo in uno stato di recessione economica permanente. Da allora nulla è cambiato. Sono succeduti tre governi, due papi, il costo della vita è aumentato in media del 27%, il potere d'acquisto è sceso proporzionalmente al rincaro, il debito pubblico è aumentato a 2.022.700 € ( circa 30.000.00€ di debito pro capite per ogni italiano). La pressione fiscale è salita del 24% fino a toccare record europei di prelievo netto del 63% su qualsiasi attività economica. Accise, imu, iva, tares, inps, equitalia, fanno il resto. Tasse e salassi tutte al rialzo dopo la "cura" del bocconiano professor Monti. Carburanti in salita libera fino a toccare l'estate scorsa quota 2€ al litro la verde. Dal 2008 ad oggi ci sono stati una media di 15.000 suicidi (tutti i dati forniti sono presi dal sito ISTAT) per varie ragioni, tra cui quelli per ragioni economiche. La disoccupazione giovanile ha toccato quota 40% sul totale della popolazione sotto i 40 anni. L'immigrazione in netta ripresa dal 2008 al 2013 sono immigrati nei paesi europei ed extraeuropei circa 1.500.000 di italiani in gran parte giovani, mentre abbiamo "incassato" circa 2.700.000 di immigrati nuovi europei ed extraeuropei, clandestini compresi, per calcolo approssimativo. Un quadro da recessione in tempo di guerra. Eppure non s'è alzato un filo di protesta significativa a parte qualche raro gesto folle isolato o i soliti scioperi di routine dei sindacati e il clamoroso boom nelle ultime elezioni del M5S, ora in fase di sgonfiamento. Conclusioni? Mah! Che dire? Non saprei...Se non il serpeggiare di un atroce sospetto per una semplice deduzione logica. Non esiste ancora, se non per un numero molto inferiore, un reale stato di necessità che spinga la maggioranza degli italiani a scendere in piazza a ribaltare il tavolo o a rivendicare un banale diritto alla normalità a 360 gradi, oppure a rivendicare la fine di tanto spreco e malgoverno. Nulla di tutto ciò. Il popolo tace, mugusga su lagna, piagnucola e malvolentieri sopporta. Questo significa che il limite o la soglia di dolore non é prossima è ancora alta, lontana perchè ogni italiano in cuor suo ha qualcosa da difendere o da nascondere ciecamente, fino al punto che dimentica che siede su una nave su cui tutta la classe medio bassa é seduta e guardandosi le scarpe medita sul significato del termine collettività e appartenenza. Insomma ognuno pensa al proprio giardino e in esso ha accumulato le risorse per la sopravvivenza. E solo così si capisce come abbiamo fatto a creare il terzo debito pubblico più grande del mondo. Ricordate? Circa 30.000,000 € pro capite di debito...

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